Tastiera: sì, ma quale?

Lisa & Kroffe i Tantolunden

Tastiera: sì, ma quale?

Penso che ogni tastierista, ai suoi esordi, si sia sentito perduto nel momento di dover comprare la prima tastiera. Innumerevoli modelli, infinite specifiche e nessuno che sappia suggerire lo strumento migliore per un determinato budget. Anche andando avanti, però, i dubbi rimangono: la scelta nel mondo delle tastiere è talmente vasta che è facilissimo perdercisi senza sapere precisamente quale sia lo strumento che si sta cercando. Troppo spesso si parte alla ricerca di una tastiera economica, pensando solo ai classici suoni di piano ed archi, per ritrovarsi in mano con un sintetizzatore pieno di suoni “strani” che non si avvicina nemmeno lontanamente al suono di pianoforte acustico. Altre volte, con budget migliori, ci si ritrova con dei mostri impossibili da domare, con centinaia di funzioni, e quando si deve provare a cambiare suono non si sa nemmeno da dove iniziare.
Purtroppo, quando una persona alle prime armi si avvicina al mondo delle tastiere, è difficile trovare qualcuno che sappia (e abbia voglia) di far luce su questo mondo enorme (e parlo di “prime armi” come conoscenza delle tastiere, non come tecnica, dato che moltissimi pianisti con tecnica impeccabile non conoscono nemmeno la differenza tra un sintetizzatore analogico ed una tastiera a campioni). In questo articolo proverò a descrivere almeno a grandi linee questo mondo, per chiarire le differenze tra diverse tastiere sia a chi deve acquistarle e non sa su cosa orientarsi, sia ad altri musicisti, curiosi di approfondire la materia. Cercherò di essere il più generale possibile, senza focalizzarmi su modelli specifici per evitare che il mio articolo sia obsoleto tra qualche mese, ma non potrò fare a meno di inserire qualche esempio con tastiere in vendita in questo periodo per rendere più chiara la lettura.

 

CHE SUONO CERCHI?

A differenza degli altri strumenti musicali, le tastiere coprono una paletta sonora teoricamente illimitata. Quando si va a scegliere una tastiera è importante capire bene che categoria di suoni si sta cercando:
Pianoforte: includo in questa categoria tutte le tastiere che vanno ad emulare il suono del pianoforte acustico – sia esso a coda o verticale – e degli strumenti elettromeccanici ad esso ispirati, quindi tutti i piani elettromeccanici (Rhodes, Wurlitzer, Clavi, ecc.). Questa tipologia di suoni è solitamente associata a campioni di grandi dimensioni, per poter replicare il suono originale nei più piccoli dettagli. I piani elettrici specializzati nella riproduzione di questi suoni pongono un’attenzione particolare nella cura dei dettagli, dalla risonanza delle corde del piano acustico all’intero sistema di acquisizione del suono (con i suoi piccoli difetti) per gli elettromeccanici. La meccanica pesata è di importanza fondamentale, per poter associare ad ogni valore di velocity (velocità di abbassamento del tasto) il suono corrispondente, per poter colorare l’esibizione con la giusta dinamica ed espressività. Gli 88 tasti sono consigliati (d’obbligo per pianisti di formazione classica), e con meno di 73 si sta stretti. Anche un pedale è obbligatorio.

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Organo elettrico: la cura maniacale dei dettagli che si trova nei suoni di piano caratterizza anche i suoni di organo, che devono essere il più fedeli possibile agli originali, siano essi Hammond, Farfisa o altri. È tuttavia necessario separare i suoni di organo da quelli di piano in quanto necessitano di un controllo completamente diverso – la meccanica dev’essere leggera, con tasti waterfall, e se possibile un doppio manuale ed una pedaliera aiutano nel ricreare il suono migliore possibile. Altro elemento fondamentale è il controllo in tempo reale delle drawbars, per poter ottenere in ogni momento il suono desiderato. A causa di queste particolarità, i suoni di organo sono solitamente affidati a cloni costruiti solo per questa tipologia di suoni (anche se qualche campione si trova su quasi tutte le tastiere).

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Suoni orchestrali: nel caso servano suoni acustici, siano essi di fiati, archi, percussioni o altro, è necessario orientarsi verso una tastiera basata sui campioni o su una soluzione software. Non ci sono particolari requisiti sulla meccanica, anche perché è impossibile replicare la completa espressività e dinamica di tali suoni senza lo strumento reale (sia essa dipendente da fiato, corde o altro).

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Sintetizzatori: quando si parla di suoni di synth ci si riferisce a suoni derivati da oscillatori (siano essi analogici o le loro controparti digitali) che vanno a generare forme d’onda (solitamente saw, square, sine) che, processate tramite una catena di filtri ed effetti, generano tutti i suoni “elettrici” o “elettronici”. I synth analogici sono quelli che, teoricamente, hanno il suono migliore, in quanto i loro oscillatori sono “reali” e non digitali (e non subiscono quindi una discretizzazione che ne degrada il segnale). Purtroppo, richiedono una cura particolare e hanno notevoli limitazioni in polifonia (o prezzo). I digitali ormai hanno raggiunto un livello tale da essere quasi uguali agli analogici come suono e infinitamente più accessibili. Qualsiasi tastiera dedicata è una buona scelta se si è consapevoli dei limiti (bassa polifonia, difficoltà di utilizzo, necessità di programmare/modificare i suoni).

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Tutto (Jack of all trades, master of none): nel caso serva un po’ di tutto, ci sono moltissimi compromessi con tastiere tuttofare, solitamente basate su campioni. L’unica scelta difficile, in questo caso, è sulla meccanica: solitamente i pianisti di formazione classica preferiscono una meccanica pesata a 88 tasti, mentre per tutti gli altri casi una synth-action o semipesata a 61 tasti è abbastanza.

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CHE ESIGENZE?

Un’altra considerazione da fare è legata ad esigenze non musicali del tastierista: è necessario un limite a peso/dimensione dello strumento? Se la tastiera deve rimanere ferma a casa solitamente non ci sono problemi, ma quando deve essere spostata più volte alla settimana per prove o serate il peso si fa sentire. Inoltre, scoprire che il proprio piano è troppo grande per la propria macchina non è piacevole. Meglio controllare questi dettagli prima dell’acquisto che doversene pentire dopo. Un altro dettaglio da non sottovalutare è la qualità della meccanica: se si è abituati a tasti pesati, una synth-action potrebbe non piacere (e viceversa). Inoltre, la risposta delle synth-action e delle semipesate varia moltissimo con la qualità della tastiera (più paghi, più ottieni).

 

CHE TASTIERA?

Sintetizzatore analogico – Per suoni di synth, in particolare lead e bassi.

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Moog Minimoog Model D

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Korg Minilogue

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Novation Bass Station

Sintetizzatore digitale – Per suoni di synth in generale.

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Clavia Nord Lead A1

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Korg King Korg

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Korg MicroKorg

Piano elettrico – Per suoni di piano e piani elettrici.

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Clavia Nord Piano 3

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Dexibell Vivo Stage S7

Organi – Per suoni di organo.

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Viscount Legend Solo

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Crumar Mojo

Arranger – Per suoni campionati (tuttofare), con basi adatte per pianobar e karaoke.

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Ketron Audya5

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Korg PA4x76

Workstation – Tuttofare, solitamente con campioni + uno o più motori di sintesi.

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Korg Kronos 61

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Roland FA08

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Yamaha MOXF6

In conclusione, non esiste una tastiera perfetta, ma c’è sempre uno strumento adatto alle esigenze di ogni persona. Quando vi trovate a scegliere una tastiera, cercate di capire prima cosa vi serve e poi andate a restringere il vostro campo a 2-3 modelli adatti.

Vuoi saperne di più? Leggi qui:

Matteo Russo
matteo.ahren@gmail.com

Pianista con una grave dipendenza dai sintetizzatori e dubbi gusti musicali, che vanno da Chopin, Beethoven e Morricone a De André, Nightwish e Rammstein. Nel tempo libero divora libri, gioca di ruolo e progetta meccanismi o robot.

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