Stolen Apple. La musica è un luogo sicuro.

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Stolen Apple. La musica è un luogo sicuro.

Viviamo in un’epoca in cui la musica risente sempre più di dinamiche estranee al processo artistico necessario per produrla. Parliamo di logiche di mercato, logiche promozionali, logiche di visibilità: quello che conta è arrivare alla gente, avere seguito, riempire i locali. Ormai conta sempre meno ciò che si dice. Oppure come si suona. Se tale fenomeno fino a qualche decennio fa poteva essere attributo al cosiddetto mondo mainstream, oggigiorno si assiste ad un indirizzo simile anche nel mondo indie/alternative. Il rischio è quello di ritrovarsi con un mercato imballato di proposte scadenti, incapaci di portare sperimentazione.

Non sempre è così, per fortuna. Esistono ancora molte realtà che decidono di fregarsene di determinate logiche per fare ciò che sentono provenire dal profondo. Sono band formate da amici accomunati da una passione smodata che, dopo tanti anni di attività, hanno ancora il desiderio di mettersi in gioco per far sentire la propria voce. Sono band che hanno qualcosa da dire perché hanno vissuto in prima persona i cambiamenti della scena artistica, attraversando svariati decenni di storia musicale. Sono band perciò che hanno coscienza di cosa voglia dire esprimere emozioni vere a suon di rock e distorsioni. Loro sono gli Stolen Apple, band rock fiorentina formata da quattro ragazzi che, sebbene anagraficamente ragazzi non lo siano più, hanno ancora in sé il vivo fuoco della passione musicale dopo tante esperienze nel mondo indie/alternative toscano. Cosa che molti giovani si sognano. Quasi un anno fa è uscito l’album d’esordio del nuovo progetto: si chiama Trenches, trincee. Una linea immaginaria fatta di suoni nella quale sostenere la pace, la libertà, la bellezza della fragilità e tutti gli ideali che da sempre ispirano i processi artistici. Contro un mondo spesso indifferente. Noi di Gigfound abbiamo avuto il piacere di intervistarli e di farci raccontare nei dettagli il loro percorso musicale.

 

Ciao ragazzi, vi ringraziamo per questa intervista. Innanzitutto vi chiedo di presentarvi ai lettori di Gigfound; in particolare mi interessa conoscere il vostro percorso artistico e sapere come nascono gli Stolen Apple.

22091709_10213335993621625_1205104304_nIl progetto Stolen Apple è iniziato nel 2008 dopo lo scioglimento dei Nest, band nella quale già militavano Luca Petrarchi e Riccardo Dugini, ai quali si sono aggiunti Alessandro Pagani (ex Valvola e Shado Records) alla batteria e Massimiliano Zatini al basso. Ma la genesi dell’ensemble ci riporta agli anni ’90, quando con nomi differenti (Stout e Malastrana), alcuni di noi avevano già iniziato a suonare assieme. Col tempo ci siamo ritrovati sia come amici che dal punto di vista artistico, scoprendo di condividere ancora le stesse passioni nella musica, e non solo.

 

Nel 2016 è uscito il vostro ultimo album, Trenches. Un titolo pieno di significato. Quali sono i temi toccati in questo ultimo lavoro?  E da dove parte l’ispirazione per i testi?

Per adesso ultimo e ‘primo’ disco, essendo un album di debutto. Abbiamo deciso di chiamarlo così per ricordare che le divisioni e le barriere (soprattutto quelle mentali) esistono ancora, malgrado l’indifferenza generale sull’argomento. Nonostante l’evoluzione dell’uomo, che ha portato benessere e stabilità, c’è ancora troppa distanza tra le aspirazioni comuni e le loro realizzazioni. Tutto ciò a discapito della fragilità dell’essere, il cui fine più alto dovrebbe essere il raggiungimento della felicità.


Quanti di noi possono ritenersi felici? Possiamo toccare la felicità a momenti, sapere cos’è, ma presumiamo che pochi ne conoscano il vero significato.


Perlomeno questo è ciò che intuiamo nel nostro quotidiano. Per questo vorremmo che le trincee rappresentassero un luogo sicuro da dove ripartire, non per sferzare l’attacco contro il nemico, ma per affrontare i problemi e cercare di risolverli. Questo è quello che i nostri testi affrontano, cercando di scavare tra le ombre delle nostre consuetudini spesso misere, per denunciare chi offende la fragilità, e celebrare invece chi, con passione e spietatezza, difende ogni giorno libertà, amore, pace e valori universali.

 

Concentrandosi sull’aspetto musicale, si può dire che la vostra sonorità sia spiccatamente anni Novanta. Un rock crudo, evocativo, intimista, che abbraccia l’alternative, lo shoegaze, forse anche un po’ il grunge e lo stoner. Quali sono/erano le vostre band di riferimento? E quanto di queste influenze è possibile scorgere nella produzione dell’ultimo disco?

Non ci siamo mai basati su un aspetto in particolare, le nostre peculiarità sono l’immediatezza e la spontaneità. Certo le influenze sono tante, in quegli anni ci affacciavamo con prepotenza nel mondo della musica, ascoltavamo di tutto e metabolizzavamo. Nel nostro suono si potrà scorgere sonorità che spaziano dai Velvet Underground a Neil Young, dai Television agli Husker Du, dai Dinosaur Jr. ai Sonic Youth. Crediamo questo si possa intuire nell’ascolto dei brani. Ma ci teniamo a dire che non siamo una band revivalista, la commistione degli stili ci ha sempre affascinato: perché limitarsi ad un genere, quando ne esistono potenzialmente una miriade a disposizione?

 

La sala prova e lo studio di registrazione rappresentano il cuore dell’attività di un musicista, il luogo per eccellenza dove si crea musica e si formano relazioni. Un po’ come lo spogliatoio per una squadra sportiva. Gigfound si è interessata fin da subito a questo aspetto della musica e lo ha fatto diventare l’essenza del proprio progetto. Voi di solito dove vi trovate a provare? E quanto influisce la scelta del luogo per registrare sul vostro processo creativo?

Siamo contenti di questa domanda perchè in genere si parla poco dei luoghi creativi delle band, quando invece rappresentano il fulcro, il nucleo da dove inizia la propria arte. La nostra sala prove si trova nella cantina di Riccardo Dugini, che sin dall’inizio ha messo a disposizione il suo spazio diventato ormai quasi ‘mistico’. Trovarsi a proprio agio in sala prove è fondamentale, non solo per suonare insieme, ma anche per discutere di tutto ciò che è intorno al progetto, e non solo. Tutto ciò rafforza i rapporti e consolida la nostra amicizia.

 

Vi chiedo 3 aneddoti a cui siete legati riguardo alla vostra vita in sala prova/studio.

22053327_10213335993741628_2077947900_nAneddoti ce ne sarebbero tanti, considerato che la sala prove ha visto susseguirsi negli anni decine di musicisti diversi. Lì abbiamo registrato anche un album nel 1998 come Malastrana e ricevuto nel tempo diverse visite interessanti, tra cui Maurizio Fasolo dei Pankow, storica band italiana di musica elettronica, ed Emanuele Coggiola, batterista dei Luciferme e dei Freigeist, entrambi rimasti colpiti in positivo dalle nostre sonorità. Ci teniamo anche a ricordare lo studio dove abbiamo registrato l’ultimo album, un casale sulle colline di Firenze dove abita Niccolò Gallio (il fonico di Trenches, ndr): un luogo ascetico in mezzo al verde dove la facevano da padrone le cicale fuori dalle finestre ad archi, i gatti e le temperature altissime.

 

Seguendo altre interviste ho scoperto che anche i figli di alcuni di voi supportano gli Stolen Apple, sia nella vita quotidiana in sala prove, sia aiutandovi nella realizzazione degli album. Che impatto ha l’aspetto famigliare all’interno del vostro processo artistico, se ce l’ha? Forza creativa o alle volte un limite?

La copertina di Trenches

La copertina di Trenches

Domanda interessante perché l’aspetto familiare è fondamentale durante il processo creativo di un artista. Secondo il nostro parere, non si può prescindere da esso. Facciamo un esempio: in un lavoro qualsiasi siamo tenuti a tralasciare le dinamiche legate ad affetti familiari, i quali non dovrebbero incidere sui rendimenti legati alle varie professionalità. Nella vita di un artista invece sono anche i legami familiari che influenzano gli aspetti creativi. Lo dimostriamo in “Daydream”, una poesia scritta da Daniela Pagani, sorella scomparsa di Alessandro, che lo stesso ha voluto trasporre in musica traducendo il testo in inglese. Oltre a ciò, alcuni componenti delle nostre famiglie hanno partecipato concretamente all’album, prestando le loro voci nei cori di qualche brano del disco. In ultimo, ma non meno importante, le nostre famiglie ci hanno sempre supportato con il massimo dell’entusiasmo durante le attività legate ai nostri percorsi artistici: questo non può che spingere a fare sempre meglio.

 

Come sta procedendo la promozione di Trenches? Avete altre date in programma dopo i live degli scorsi mesi?

Siamo distribuiti da Audioglobe e Clearspot in tutto il mondo. Per quanto riguarda la promozione, è stata curata in maniera del tutto autonoma. Le risposte sono state piuttosto buone, tenuto conto del complicato momento che sta tuttora vivendo la scena musicale. Nonostante ciò, siamo riusciti ad avere articoli anche in America, Inghilterra, Russia ed Australia. La difficoltà maggiore è stata trovare spazi dove esibirsi, dato che molti locali hanno paura di rischiare se non viene garantita una presenza di pubblico che giustifichi almeno le spese. Riguardo i prossimi concerti, le nostre date nel futuro saranno al Namastè Beer Point di Firenze ed al Forte Prenestino di Roma, da definire entrambe ufficialmente. Inoltre stiamo lavorando sul prossimo video con la collaborazione di Michele Faggi, che ha curato anche un’interessante intervista che ci riguarda –  visibile sul portale di Indie Eye – testata giornalistica italiana di musica e cinema.

 

Infine vi chiedo un vostro parere sulla scena musicale attuale, in particolare quella alternative/indie fiorentina e, più in generale italiana, rispetto ai vostri esordi.

Un live degli Stolen Apple

Un live degli Stolen Apple

I nostri esordi appartengono a molti anni fa, si parla di fine anni ’80, periodo che ha visto una grande svolta intorno al panorama musicale mondiale: tutto era visto in maniera attenta e reattiva dal pubblico e dai media. Il punk e la new wave erano agli sgoccioli, gli addetti ai lavori stavano aspettando nuove sonorità e nuove tendenze, quello che poi sarebbe stato il grunge e l’alt-rock degli anni ’90. In quel contesto, la scena musicale fiorentina aveva da poco lasciato in eredità una ‘factory’ che aveva già fatto scuola. Non sappiamo se l’indie made in Florence abbia avuto gli stessi sfarzi della new-wave fiorentina, non ci vengono in mente nomi particolari che abbiano avuto lo stesso successo di gruppi quali Neon, Diaframma o gli stessi Pankow (solo per fare alcuni nomi). Forse perché in quel periodo eravamo concentrati più su noi stessi, durante il nostro primo approccio nel ‘fare musica’. Con un salto temporale fino ai nostri giorni, e tralasciando gli obbrobri delle tribute/cover bands, crediamo non sia facile trovare adesso situazioni dove la qualità non ceda a propositi maggiormente commerciali, ovvero legati più ad un mercato di vendita che alla genuinità di un processo creativo individuale/collettivo. A Firenze stanno nascendo realtà interessanti dal Rock Contest, una delle poche vetrine a livello nazionale a disposizione di nuovi artisti che cercano di farsi conoscere. Quello che, in questo caso grazie alla vostra disponibilità, stiamo cercando di fare anche noi.

 

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Alessandro Melioli
alessandro.melioli@gigfound.com

Filosofo, classe 1991, da Reggio Emilia. Ama raccontare storie legate al mondo musicale e si impegna a supportare realtà socio-culturali nell'organizzazione di eventi. Ha collaborato con webzine (Vox, KeepOn) e radio (RumoreWeb). Nel tempo libero si dedica allo sport (calcio e basket) e alla pratica di discipline orientali (yoga). Dategli libri e musica e lo renderete una persona felice.

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