Freddie Mercury: i 70 anni della Regina

Il grande Freddie Mercury in un celebre scatto durante una performance live.

Freddie Mercury: i 70 anni della Regina

Freddie Mercury: ricorre in questi giorni l’anniversario di una delle più grandi leggende della musica leggera.
Lo scorso 5 settembre l’indimenticabile frontman dei Queen avrebbe compiuto 70 anni: questa commemorazione viene celebrata con emozione da milioni di fan che, a 25 anni dalla sua scomparsa, non accennano a dimenticarlo.
A tanti anni dalla sua morte, Freddie è ancora uno dei miti più celebrati e tributati di sempre, sia per l’enorme contributo che ha dato alla alla musica come autore, che per le sue incredibili doti vocali.
Ma ancora di più per il suo genio compositivo: le hit che hanno reso famosi i Queen portano infatti la sua firma, con titoli che, pur mantenendo un approccio “orecchiabile“, spiccano per la geniale commistione di stili musicali.

Il grande Freddie Mercury in un celebre scatto durante una performance live.

Il grande Freddie Mercury immortalato durante una performance live negli anni ’80.

Champions of the world

 

I Queen, come pochi altri complessi, hanno saputo cambiare pelle ad ogni disco, mantenendo intatto un inconfondibile marchio di fabbrica. La loro autentica peculiarità era la versatilità: i brani spaziavano in generi davvero eterogenei, incorporando teatro ed opera nei canovacci del rock e del pop. Basti pensare al mitico “A Night at the opera“, in cui convivono sipari musicali in stile inizio Novecento, come “Seaside Randevouz“, squarci hard rock (“Death on two legs“) e splendide ballate come la fragile “Love of my life“, in equilibrio tra musica da camera e sussulti moderni.
Pur guardando al grande pubblico, la musica dei Queen sfidava le barriere stilistiche, creando un incredibile puzzle fatto di echi rock e rimandi a musical e melodramma, intessendo un’autentica “rock opera“, magistralmente affidata ad un protagonista fuori dal comune: Freddie Mercury.
Forse è proprio questo il più pregio dei più grandi: tradurre la musica colta in un linguaggio semplice, accessibile a tutti.

 

L’infanzia e gli inizi del mito

 

Farrokh Bulsara – questo il vero nome del cantante – nasce nel 1946 a Stone Town, città dell’isola di Zanzibar, all’epoca protettorato britannico. I suoi genitori, di religione zoroastriana, provenivano dal Gujarat e dovettero trasferirsi in Africa per via del lavoro del padre, cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie.
All’età di otto anni, Farrokh iniziò a frequentare la St. Peter’s Boys School, un collegio britannico nei pressi di Mumbai, in India; qui, oltre a manifestare uno spiccato talento artistico, il giovane eccelleva anche in diverse discipline sportive.
Il talento musicale del ragazzo arrivò presto all’orecchio del preside dell’istituto, che scrisse una lettera ai Bulsara, suggerendo di incoraggiare il giovane a prendere lezioni di musica; il piccolo Farrokh presto ottenne il quarto grado di apprendimento di pianoforte. Non solo: imparò a leggere la musica e prese anche parte alle attività del coro scolastico.

Nel 1966, conseguito il massimo dei voti presso l’istituto d’arte dell’Isleworth Polytechnic, Farroukh venne ammesso al Ealing Art College di Londra; qui studiò arte e design.
Fu in questo periodo che entrò in contatto con Tim Staffell, cantante e bassista negli Smile, band in cui militavano il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor; insieme a loro ebbero inizio le prime esperienze nei circuiti professionali.
Il primo singolo degli Smile, “Earth/Step On Me“, venne pubblicato nel 1969 dalla Mercury Records, senza purtroppo ottenere tuttavia il successo sperato: per questo motivo, Staffell decise di abbandonare i due compagni.
Si starà ancora mordendo le mani, aggiungiamo.

Irriverente, provocatorio, sopra le righe: Freddie Mercury ha rappresentato una delle più grandi icone rock di sempre.

Irriverente, provocatorio, sopra le righe: Freddie Mercury ha rappresentato una delle più grandi icone rock di sempre.

Con lo scioglimento della band i tre, Brian May, Taylor e Bulsara/Mercury, decisero di dare vita ad un nuovo gruppo; Freddie suggerì il nome “Queen”, ideando anche il celebre logo.
Nel 1971 il posto vacante di bassista venne preso da John Deacon: in questa occasione il complesso affrontò la sua prima tourneè.
I primi album vennero positivamente acccolti dalla critica, il che portò ad un rapido incremento della popolarità del quartetto; nel 1975 venne pubblicato l’immortale “A Night at the Opera“, disco che consacrò oltreoceano la formazione britannica.
Nei successivi 15 anni i Queen conobbero un’incredibile ascesa musicale, inanellando un successo dopo l’altro (A day at te races, A kind of magic, The Works e tanti altri fortunate pubblicazioni), fino a “Innuendo“, vero testamento musicale di Freddie.

 

Una voce unica: lo conferma la scienza

 

Evocativa, teatrla, barocca, Talvolta kitsch e sopra le righe: la musica dei Queen può piacere o meno, ma non lascia certo indifferenti.
Siamo però tutti daccordo sul fatto che la voce di Freddie fosse speciale. Al punto che anche la moderna foniatria ha cercato di spiegare scientificamente la particolarità del suo timbro.Un gruppo di ricercatori ha infatti recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Logopedics Phoniatrics Vocology uno studio che analizza le frequenze emesse dalla voce del buon Freddie.
Sebbene non confermi la supposizione che il cantante riuscisse a coprire 4 ottave piene l’analisi – che prende in esame sia il cantato che il registro parlato del cantante – svela alcune curiosità sull’estensione vocale del cantante inglese.
Innanzitutto, nonostante Freddie sia noto come un tenore leggero – ovvero una voce maschile portata a coprire alcuni registri femminili – egli era più probabilmente un baritono dotato di un registro particolarmente chiaro.
Una voce fuori dal comune a tutti gli effetti, dunque.

 

…e intanto l’Unione Astronomica Nazionale gli dedica un asteroide

 

Freddie in concerto: il cantante è stato uno dei più grintosi showman della storia della musica leggera.

Freddie Mercury in concerto: il cantante è stato uno dei più grintosi showman della storia della musica leggera.

A 70 anni dalla nascita del celebre musicista, Brian May, storico braccio destro di Mercury, ha omaggiato l’amico scomparso con un regalo di compleanno non da poco: un asteroide a lui dedicato.
Alla celebrazione in suo ricordo, Brian May ha dichiarato che l’asteroide 17473 sarà conosciuto come “Freddie Mercury“; “Questo annuncio riconosce l’eccezionale lascito di Freddie Mercury al mondo”, ha dichiarato il chitarrista.

Ma cosa c’entra il chitarrista dei Queen con l’astronomia?C’è di che stupirsi.
Brian May, in gioventù, si è infatti laureato con lode in astrofisica: la sua carriera di ricercatore è stata messa in stand-by una volta iniziati i tour mondiali con i Queen.
Il suo lavoro di scienziato non si è certo fermato: nel 2007 il celebre musicista ha ottenuto un prestigioso dottorato.
E dire che c’era chi parlava di “sesso, droga e rock n’roll“…

 

Il mistero della scomparsa di Freddie Mercury

 

Uno dei più grandi enigmi legati alla scomparsa di Freddie Mercury potrebbe essere stato risolto dai fan.
Prima della sua scomparsa il cantante diede disposizioni a Mary Austin (amica e fidanzata in tempi non sospetti) che le sue ceneri dovessero essere tumulate in un luogo segreto.
Dopo i funerali, il leader dei Queen fu cremato – secondo il rito zoroastriano – e sepolto in un luogo segreto; ancora oggi nessuno, ad eccezione della sola Mary, può dire con certezza dove siano state inumate le spoglie.
Qualcuno ipotizzava che le ceneri siano state sparse nelle acque del Lago di Ginevra, nelle cui vicinanze Freddie aveva acquistato un cottage e si era ritirato nei suoi ultimi anni di vita.
Nel 2013 venne però scoperta nel Kensal Green Cemetery di Londra una piccola targa, dedicata…ad un certo Farrokh Bulsara. Questa targa riporta le stesse date di nascita e morte di Freddie Mercury.

Ha importanza dare un luogo alle spoglie di uno degli artisti più grandi di sempre?Forse no. Il ricordo di Freddie è ancora vivo nel ricordo di milioni di fan ancora commossi a 25 anni dalla sua scomparsa, nei solchi dei dischi che lo hanno reso immortale.

samer gaber
music.gamila@gmail.com

Musicista per passione e devozione, mi piace scoprire nuove sonorità, nuovi metodi di produzione e tutto ciò che gravita intorno a questo settore.

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